Il Linguaggio scritto
Ad un certo punto l'uomo, per dare consistenza al linguaggio orale e far si che i messaggi potessero essere trasmessi, ha trasferito il sistema di segni-suoni, i fonemi, in un sistema di segni visivi, i grafemi o lettere, della lingua scritta.
La conquista della lingua scritta costituisce un fatto fondamentale sia nella storia di un popolo sia nella storia personale di ciascun individuo.
La lingua scritta inizia a fare la sua comparsa durante il IV millennio a.C. (3500 a.C. circa) e precisamente nell’area Mesopotamica. Prima dell’invenzione della scrittura gli uomini comunicavano per mezzo di pitture e incisioni, oppure in alcune occasioni, quando si doveva mandare un messaggio, si inviavano oggetti simbolici o un disegno che rappresentava una scena. Forme di scrittura pittografica sono state diffuse tra diversi gruppi etnici. Alcune scritture di questi tipo erano alquanto particolari. Ad esempio, gli Australiani e i Papua pitturavano su bastoncini cilindrici; i Paleosiberiani su scorze di betulla; gli Eschimesi su bacchette di osso; vari gruppi etnici africani su pali di legno e su tavolette; gli Indiani nordamericani sulle pelli; in Oceania su conchiglie e su pietre. Il senso più profondo della scrittura, che fa di questo mezzo di espressione la più grande conquista del genere umano, è già presente in questi disegni: si supera la precarietà della comunicazione verbale, che richiede un ascoltatore diretto, e si “trasmettono” informazioni indirettamente, che possono essere ricevute da un qualunque ipotetico lettore anche a distanza di secoli, o di millenni. Tuttavia, il passaggio dai disegni alla scrittura vera e propria fu tutt'altro che rapido. La scrittura come la conosciamo noi si chiama scrittura alfabetica, fece la sua comparsa ed iniziò il suo cammino verso il 1500 a.C. . Il disegno esprime un suono, ed è notazione grafica del suono stesso. Poiché però esistono omofonie, si cercò di rendere più facile il tutto con complementi fonetici, cioè con segni che indicavano chiaramente come si dovevano pronunciare o intendere i vari disegni. I cinesi, con la loro scrittura monosillabica, dovettero fare un uso notevole di questi complementi, perché fosse chiaro il senso di ogni ideogramma. Il passo successivo, e decisivo, avvenne quando ci si rese conto che, in definitiva, ogni parola è composta da un insieme di suoni elementari e che questi suoni non sono poi molti, una trentina in tutto. Con trenta soli segni, ciascuno dei quali rappresenta graficamente uno di questi suoni, si può scrivere praticamente di tutto. La scoperta dell'alfabeto.
Furono gli Egiziani, prima dei Fenici, a mettere a punto un alfabeto di 24 lettere, costutito da altrettanti ideogrammi monoconsonanti. Complessivamente, però, la loro scrittura comprendeva qualcosa come 600 ideogrammi. Furono i fenici a comprendere il vero valore dell'alfabeto, e la possibilità di combinare pochi segni per ottenere infinite combinazioni di suoni. I Fenici, un popolo del Mediterraneo dedito al commercio che si era insediato sulle coste della Siria, che con i disegnini non rappresentarono più le parole intere ma i suoni, cioè le sillabe e le consonanti che stavano nella parole. Con questa scrittura chiamata sillabario senza vocali, e che è considerata un poco la madre di tutti gli alfabeti del mondo, bastavano pochi semplici segni per comporre tutte le parole ( o almeno parecchie) che si voleva. Certo che era ancora incompleta e non proprio come la nostra, ma fu un passo decisivo verso la scrittura alfabetica. Dalle città fenicie questo tipo di scrittura si diffuse in tutto il mediterraneo attraverso il commercio e le rotte di navigazione. In pratica, se ci pensiamo, la scrittura è particolarmente importante per commerciare e per scambiarsi informazioni tra nazioni. E proprio dall’alfabeto fenicio presero origine tanti altri alfabeti, quello greco, persiano, indiano, fino a quello etrusco e latino, da cui discende direttamente il nostro. L’alfabeto fenicio aveva i segni per rappresentare i suoni delle consonanti, ma per essere completo bisognava riuscire a rappresentare anche i suoni delle vocali. Così, intorno all’800 a.C. i Greci inventarono la scrittura alfabetica completa. Si ritiene che la grandezza della scoperta dei Greci fu quella di aver individuato le vocali e quindi di aver diviso la sillaba ( consonanti e vocali) dando alle due componenti una identità anche visiva definita. Con l’alfabeto greco completo c’era più possibilità di rispettare la ricchezza e la complessità del linguaggio quotidiano, consentendo di descrivere più adeguatamente l’esperienza umana. In pratica l’alfabeto greco avendo un vocabolario più ampio, poteva permettersi una scrittura più espressiva e una maggiore ricchezza di sostantivi, verbi e aggettivi. Fu soprattutto per questo motivo che il mondo greco ottenne notevoli risultati in numerose branche del sapere, ed esercitò un primato intellettuale su altri popoli dell’antichità per parecchi secoli. Gli Etruschi e poi i Latini adottarono tale scrittura, la perfezionarono e così si diffuse in tutto il mondo.
