Storia della Grafologia
L’interesse per l’aspetto non verbale della scrittura ha origini antiche. Fin dall'antichità ci si è chiesti quale fosse la relazione tra personalità e scrittura. Dalla Cina all’India, all'antica Grecia si trovano testi che analizzano il rapporto tra scrittura e personalità. Aristotele sostiene che la parola rivela gli stati dell'anima e la scrittura il modo in cui tali stati si manifestano.Per secoli si è vissuti di supposizioni condite da una buona dose di empirismo. E’ a partire dal XVII° che si inizia a scrivere sulla e della Grafologia. Camillo Baldi dà alle stampe il suo primo lavoro: "Come da una lettera missiva si conoscono la natura e le qualità dello scrivente" (Carpi, 1622). Un secolo dopo, il teologo svizzero Johann Kasper Lavater (1741-1801) propone le prime regole per l'interpretazione della scrittura espresse nella sua opera Phisiognomische Fragmente (Frammenti sulla fisiognomica). Con questo autore la grafologia esce dalla sua fase empirica per dotarsi di rigore scientifico. Vengono stabilite delle costanti desunte dal comportamento grafico del soggetto analizzato.
Dal 1830 vi è una più sicura e consultabile documentazione, anche perché si moltiplicano e diffondono gli studiosi di grafologia e le opere da loro prodotte. La Societè de Graphologie nasce appunto nel 1830 in Francia, ne fanno parte per lo più uomini di chiesa fra cui l'abate Jean-Hippolyte Michon (1806 - 1881) ritenuto il fondatore della grafologia moderna, è proprio lui, infatti, che conia e diffonde questo termine. Il Michon mette a punto un metodo d’analisi e interpretazione della scrittura su base scientifica, stabilendo cioè dei principi e identificando delle leggi. Michon ha considerato la scrittura come un qualche cosa di statico e con questo atteggiamento ha bloccato, di fatto, la ricerca per un periodo piuttosto lungo. Possiamo in ogni caso considerarlo il padre della Grafologia. Ci si avvia a vedere la grafia come movimento con J. Crèpieux- Jamin (1859-1940), discepolo di Michon. Basandosi sulla psicologia del movimento, egli risale dal gesto grafico alle cause psichiche e fisiche di cui la scrittura è il risultato. Egli amplia, riordina e meglio chiarisce le intuizioni del Michon non mancando di rilevarne i punti deboli, quale era proprio la teoria dei segni fissi. Il Crépieux ritiene fondamentale, infatti, osservare il complesso dei segni che emergono da una scrittura, annotandone così l'aspetto globale emergente e l'armonia che essa suggerisce fra i suoi elementi costitutivi.
Rilevante è il contributo portato da Maurice Periot docente di fisiologia neuromuscolare, che pone solide basi per la neurofisiologia del gesto grafico. Altro importante ricercatore grafologico è Max Pulver (1889-1952), psicologo svizzero, che non prende in considerazione solo i singoli segni grafici, ma soprattutto la distribuzione dello scritto nello spazio. Lo spazio occupato dallo scritto sul foglio, l’inclinazione, la larghezza, lo sviluppo del rigo, ed altre indicazioni, diventano indispensabili per Pulver per interpretare uno scritto. La mano esegue gli impulsi che partono dalla corteccia cerebrale e li fissa nel campo grafico che diventa lo spazio dove l’inconscio estrinseca il suo essere. Il tedesco Ludwig Klages (1872-1956) sposta l’attenzione verso il complesso grafico e la sua fisionomia unitaria. Ania Teillard (1889-1978, apprende da Jung la psicologia del profondo e la salda alla grafologia. Nel 1948 viene pubblicato il saggio L'âme et l'écriture della psicologa Ania Teillard (1889-1978), ), allieva di Klages e collaboratrice di Pulver, la quale compie un’originale sintesi dell'interpretazione grafologica attraverso l'analisi della relazione fra i segni grafici e il loro corrispettivo valore psicologico, relazione che per la Teillard è data dal simbolo, per cui la scrittura è essenzialmente simbolica. Il simbolo, poiché nasce ed esprime un rapporto, ha un valore dinamico rivelatore dei moti e passioni dell'animo umano. La prospettiva della Teillard prende spunto dalla psicologia di Carl Gustav Jung (1875 - 1961) e dalla rivoluzionaria grafologia di Mav Pulver, nonché dalla convinzione che lo studio dei segni grafici deve essere sempre ricondotto alle scoperte psicologiche che via via si compiono. Nella scrittura vengono perciò rintracciate le componenti simboliche che strutturano il tipo di personalità, accostando quindi gli elementi grafici ai tipi psicologi junghiani. Lo scrittore e giornalista Robert Saudek, nato in Cecoslovacchia, conduce ricerche in Inghilterra utilizzando strumenti di indagine originali per l’epoca, come le tecniche di ripresa cinematografica. Esegue inoltre esperimenti sulle scritture dei gemelli monozigoti.
Il fondatore della grafologia italiana é il frate Girolamo Moretti (1879-1963). Egli individua nella scrittura il rapporto che intercorre tra il soma e la psicologia dello scrivente. Punto fondamentale della ricerca rimane l'importanza delle caratteristiche personali uniche ed irripetibili per individuo.
Pubblica la prima edizione del suo Trattato di grafologia nel 1914 e fonda la Scuola Superiore di Studi Grafologici di Urbino. L’originale sistema elaborato da Moretti si basa su una rigorosa casistica di segni distinti in sostanziali, modificanti e accidentali. Per ogni segno, Moretti fornisce le regole per la misurazione in decimi, il significato psicologico e fisiologico. Inoltre fornisce la chiave interpretativa relativa alle combinazioni tra i segni, pervenendo ad una prima fondamentale sistematicità nell’osservazione e nella trattazione della grafologia.
